ANALISI TRANSAZIONALE
CHE COSA E’ IL MALESSERE SECONDO L’APPROCCIO ANALITICO TRANSAZIONALE?
Noi nasciamo con delle caratteristiche di natura, che chiamiamo il bambino naturale, che sono le propensioni e repulsioni che tutti gli esseri umani hanno. In Analisi Transazionale c’è uno slogan: “Io sono ok, tu sei ok”.
Nasciamo con un bambino naturale che è pronto per la crescita, pronto per la vita, pronto per svilupparsi, e queste sue caratteristiche, quanto più radicalmente e precocemente sono frustrate, tanto più il bambino e la persona avrà poi delle difficoltà e quindi potrebbe stare male.
COME SI STRUTTURA L’ANALISI TRANSAZIONALE?
Secondo l’Analisi Transazionale, le persone coinvolte in una relazione, quand’anche fosse la relazione con se stesse, agiscono secondo i propri Stati dell’Io. Gli Stati dell’Io sono dei sistemi coerenti di emozioni, sensazioni, pensieri e comportamenti tra loro correlati. Questo modello ci aiuta a capire come funzioniamo e come esprimiamo la nostra personalità.
Gli Stati dell’Io sono tre: Genitore, Adulto e Bambino.
Stato dell’Io Bambino: noi chiamiamo l’Io bambino la parte con cui nasciamo, che è appunto la naturalità. Questa naturalità può essere più o meno frustrata e sostituita da comportamenti che sono adattati, sottomesso deviati e diventano poi degli automatismi.
Abbiamo una parte di bambino naturale che è prorompente, in genere molto desideroso, focoso e intraprendente e una parte di adattamento.
Stato dell’Io Adulto: ovviamente l’essere umano è fatto di riflessività, di razionalità e questa è la parte che noi chiamiamo Stato dell’ Io adulto, cioè ha a che fare con tutte le funzioni di analisi della realtà, al servizio della propria naturalità. E’ tutta quella parte di progettualità ed intelligenza che la persona man mano acquisisce in contatto con delle famiglie o delle persone che lo aiutano a sviluppare questa capacità, che è soprattutto una capacità riflessiva per sé ma anche di decisione del comportamento.
Stato dell’Io Genitore: contemporaneamente nasciamo con una parte che pian piano si sviluppa, che è fatta di regole che noi impariamo dalla cultura in cui nasciamo e che costituisce la nostra parte genitoriale [l’Io genitore].
L’ Io genitore, adulto e bambino sono i luoghi in cui l’essere umano si esprime, ma anche i possibili conflitti che ci possono essere fra desiderio e pulsioni e regole imparate, automatismi antichi e un basso livello di capacità e razionalità.
COSA SUCCEDE NELLE SEDUTE DI ANALISI TRANSAZIONALE?
Durante il percorso analitico transazionale le persone imparano non tanto ad equilibrare questi tre stati, quanto ad essere flessibili nello spostarsi da uno all’altro.
Il lavoro è proprio nell’aiutare la persona ad essere consapevole delle propri modi di comunicare/transazioni: difatti, si chiama Transazionale proprio perché si parla di transazioni, di scambi fra le persone. Tutto il lavoro terapeutico si svolge nel “qui ed ora” con consapevolezza ed autenticità.
L’Analisi Transazionale viene anche utilizza per analizzare e modificare (Psicoterapia del profondo) le decisioni che abbiamo preso inconsciamente quando eravamo bambini.
Nel percorso, si cerca di far emergere una parte meno espressa, in genere sono le parti del bambino che sono state più frenate, perché è lì che risiede le pulsioni, le emozioni, i desideri. Tale parte viene, a volte, contrastata dalle parte genitoriale, apprese dai propri genitori.
In sintesi, è la persona stessa che, avendo appreso alcune modalità, le utilizza contro sé stessa e quindi si trova in un’ impasse, in una difficoltà o in un conflitto. Questo conflitto o/impasse può limitare le nostre potenzialità e non ci consente di essere spontanei e liberi, a questo proposito si utilizzano le tecniche di regressione come le “ridecisioni”. Sostanzialmente attraverso un percorso psicoterapeutico si diventa consapevoli delle parti represse e si cerca di ridecidere nel qui ed ora cosa si vuole fare della propria vita. Questa è l’area più psicoanalitica dell’Analisi Transazionale ed è un’attività che viene attuata utilizzando divere tecniche come: lo psicodramma, i giochi di ruolo, regressioni, fantasie guidate, ecc…
COSA SUCCEDE NELLE SEDUTE DI GRUPPO DI ANALISI TRANSAZIONALE?
Questo approccio viene molto utilizzato anche nelle Terapie di Gruppo. Dove il tutto è più facilitato dal fatto che ci sono altre persone che stimolano il paziente, che hanno magari difficoltà diverse e aiutano la persona a sentire che c’è qualcosa che non va. Alcune persone vengono nei gruppi con tanta voglia di stare
insieme agli altri, ma molti sono spaventati, molti sono ritirati pensando di essere NON OK: l’unico matto della famiglia, di essere un po’ strano. Poi, invece, si ritrova con delle persone che sono straordinarie, che sono a loro volta già magari un po’ più avanti nella scoperta, nella crescita, nella riscoperta di sé e trova un ambiente accogliente per le sue difficoltà e questo già di per sé è fortemente facilitante in un lavoro di cambiamento. Quello che sono stato fino ad ora e di cui ho sentito la sofferenza trova rispecchiamento da parte di un gruppo di fratelli che diventa quasi una nuova famiglia.
EMDR
COME PUÒ AIUTARTI L’UTILIZZO DELL’APPROCCIO EMDR?
Eye Movement Desensitization and Reprocessing
(Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari)
PREMESSA
CHE COSA causa la sofferenza SECONDO L’APPROCCIO EMDR?
A partire dall’etimologia stessa della parola trauma, che deriva dal greco e significa “ferita”, possiamo quindi dire che il trauma psicologico si configura come una “ferita dell’anima”.
Esistono diverse forme di esperienze potenzialmente traumatiche:
Traumi di piccola entità (“piccoli traumi”), ovvero quelle esperienze soggettivamente disturbanti che sono caratterizzate da una percezione di pericolo non particolarmente intensa.
Eventi come:
- un’umiliazione subita
- interazioni brusche con delle persone significative durante l’infanzia.Traumi di grande entità (“grandi traumi”), ovvero tutti quegli eventi che portano alla morte o che minacciano l’integrità fisica propria o delle persone care, eventi come:
- disastri naturali
- abusi
- incidenti
- lutti
- malattie
Le persone traumatizzate possono “rivivere” costantemente l’evento traumatico, continuando a provare le emozioni, sensazioni e pensieri negativi di quel momento. Tutto questo, poiché il nostro cervello non riesce a processare l’esperienza essendo troppo dolorosa, può generare nelle persone:
- senso di irrealtà
- reazioni fisiche tachicardia e nausea
- pensieri e ricordi intrusivi legati all’evento
- problemi di sonno
- difficoltà di concentrazione
- sentirsi vulnerabili
- senso di colpa
COSA SUCCEDE negli incontri SECONDO L’APPROCCIO EMDR?
Negli incontri ci si focalizza sull’individuazione dell’immagine traumatica, delle convinzioni negative ad essa legate e del disagio emotivo e, attraverso i tipici movimenti oculari, si ha la rielaborazione dell’informazione, fino alla risoluzione dei condizionamenti emotivi.
Dopo le varie fasi di una o più sedute di EMDR, i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico hanno un’alterazione. L’immagine cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono, i pensieri del paziente diventato più adattivi dal punto di vista terapeutico e le emozioni e sensazioni fisiche si riducono in intensità.
L’elaborazione dell’esperienza in sé con l’EMDR permette al paziente, di cambiare prospettiva incorporando emozioni adeguate alla situazione oltre ad eliminare le reazioni fisiche. Rimane la prospettiva articolata dell’adulto sull’evento passato, le emozioni non funzionali sono trasformate. Questo permette in ultima istanza di adottare comportamenti più adattivi.
Il paziente non presenta più la sintomatologia tipica del disturbo post-traumatico da stress; quindi, non si riscontrano più gli aspetti di intrusività dei pensieri e ricordi, i comportamenti di evitamento e l’iperarousal neurovegetativo nei confronti di stimoli legati all’evento, percepiti come pericolo.
Un cambiamento significativo è dato dal fatto che il paziente discrimina meglio i pericoli reali da quelli immaginari condizionati dall’ansia. Al termine del lavoro terapeutico con l’EMDR, la persona ricorda l’evento, ma lo lascia nel passato; quest’ultimo non agisce più in modo disturbante nel presente e viene integrato in una prospettiva più adattiva.
COME PUÒ AIUTARTI IL TRATTAMENTO DELLA DISSOCIAZIONE TRAUMATICA?
PREMESSA
Etimologia della parola associazione
COSA CAUSA LA DISSOCIAZIONE?
Le cause possono essere molteplici come abusi infantili, violenze sessuali e punizioni fisiche ripetute. Queste ultime portano il bambino a mettere in atto la dissociazione come meccanismo di adattamento per ridurre il dolore emotivo che prova.
Quando la dissociazione continua in età adulta e il pericolo iniziale non esiste più, la dissociazione può divenire patologica. L’adulto può dunque trovarsi a dissociarsi dalle situazioni che percepisce come potenzialmente pericolose, condizione che lo porta a vivere in modo distaccato dalla realtà.
Nel caso in cui ci siano sintomi di depersonalizzazione, derealizzazione, amnesia dissociativa o confusione e alterazione dell’identità, diventa necessario un trattamento psicologico che aiuti a reintegrare le diverse parti separate/dissociate.
CHE COSA È LA DISSOCIAZIONE?
Ogni persona nasce con la naturale tendenza ad integrare le proprie esperienze personali in una storia di vita coesa e coerente, questo consente di mantenere la percezione di chi si è anche quando si cambia in modo fluido pensieri, emozioni e scelte di azioni. In un continuum, all’opposto di tale abilità di integrazione, si colloca la capacità di dissociarsi
Per comprendere la dissociazione è necessario immaginare le persone (dissociate e non) come costituite da “parti” che coesistono impegnate nelle attività della vita quotidiana, parti di cui siamo consapevoli.
La dissociazione è una grave difficoltà nell’integrazione di queste parti, che va ad interferire con il senso di sé della persona e con la personalità, cambiandola. Nella dissociazione le parti non coesistono e non sono integrate.
Vi sono diversi tipi caratteristici di parti della personalità che restano bloccate nel tempo del trauma. Queste parti sono rappresentazioni di conflitti ed esperienze abituali che tendono ad essere difficili da integrare.
Parti giovani e bambine (parti ferite).
Queste parti esprimono tipicamente sentimenti di desiderio, di solitudine, di dipendenza e di bisogno di consolazione, aiuto e sicurezza insieme a sfiducia e timore del rifiuto e dell’abbandono.
Parti che imitano le persone che vi hanno fatto del male (parti difensive).
Di solito vi sono parti della personalità piene di rabbia e collera che sono difficili da accettare e che vengono vissute da altre parti come terrorizzanti. Queste parti umiliano, minacciano o puniscono altre parti interne oppure possono dirigere la loro rabbia verso altre persone nel mondo esterno.
Parti che lottano (parti difensive).
Alcune parti arrabbiate sono bloccate in una lotta difensiva contro una minaccia. Queste hanno la funzione esplicita di proteggere la persona attraverso risposte combattive verso altre persone o verso parti interne che in qualche modo evocavano minaccia. Le parti combattive spesso ritengono di essere forti, di non essere state ferite e sono capaci di mettere in atto reazioni fortemente aggressive nei confronti di minacce percepite o di comportamenti irrispettosi.
Parti che provano vergogna (parti sofferenti).
La vergogna è l’emozione principale che mantiene la dissociazione. Alcune parti della personalità sono particolarmente evitate e vituperate perché custodiscono esperienze, sentimenti o comportamenti, che la persona, o alcune parti, ha etichettato come degne di vergogna o disgustose. Sarà necessario essere particolarmente empatici e pieni di accettazione nei confronti di queste parti.
Le persone che soffrono di disturbi dissociativi non si sentono integrate, ma frammentate, poiché hanno ricordi, pensieri, emozioni, comportamenti che vivono come strani e non propri, come se non appartenessero a loro. Non sperimentano un unico senso di sé e non vivono se stessi come appartenenti ad una singola persona.
COSA SUCCEDE negli incontri IN CUI SI LAVORA CON LA DISSOCIAZIONE?
La tavola dissociativa si pone l’obiettivo centrale di aiutare il soggetto ad aumentare questa consapevolezza.
In cosa consiste questo esercizio?
Di per sè l’esercizio è semplice: si tratta di di visualizzare una tavolata a cui si sia seduti a capotavola, con tutte le altre “parti” sedute intorno al tavolo stesso, e cominciare con queste un lavoro di dialogo e osservazione. Questo lavoro da un lato aiuta il paziente a mettere un nome, un volto, attribuire un atteggiamento, una caratterizzazione “narrativa” alle sue singole parti; dall’altro, facendo dialogare le diverse parti, promuove un’integrazione, una fusione dei singoli personaggi coordinata e gestita da un “regista” super partes (il paziente stesso, seduto a capotavola). L’obiettivo è che il paziente aumenti il livello di padroneggiamento/ padronanza/mastery, al fine di identificarsi sempre più con la figura di regista seduto al tavolo.
Il paziente sarà impegnato a coordinare, nominare e far parlare le altre parti e questo gli/le permetterà di percepire come le diverse “parti” siano contenute dentro la sua mente/ personalità, al fine di raggiungere una progressiva sensazione di “unità” e unicità.
ISTDP
COME PUÒ AIUTARTI LA PSICOTERAPIA INTENSIVA DINAMICA BREVE (ISTDP)?
PREMESSA
In ogni momento nella terapia le persone hanno una scelta:
– affrontare la loro vita interiore o scappare da loro stessi
– impegnarsi nel compito terapeutico o evitarlo
CHE COSA causa la sofferenza SECONDO LA PSICOTERAPIA INTENSIVA DINAMICA BREVE (ISTDP)?
Le persone si ammalano perché hanno sentimenti che li rendono ansiosi e poi sfuggono a quei sentimenti usando strategie di evitamento che si chiamano difese. Si usa una difesa per evitare la realtà così facendo non si è in grado di affrontare quest’ultima in modo efficace.
- Se si evita i propri sentimenti attraverso i pensieri di auto-critica, si diventa depressi.
- Se si evita i propri sentimenti attraverso l’evitamento, si avranno relazioni insicure.
- Se si evita i propri sentimenti attraverso le proiezioni, si avranno relazioni tormentate e solitudine.
Le difese nel non voler vedere la realtà creano i nostri sintomi ed i problemi, per esempio: una ragazza che giustifica il compagno, che la malmena, lo fa per rimanere intrappolata in quella relazione. Tutto ciò crea sofferenza e malessere. Quando la persona lascia andare le sue difese, queste non causano più sofferenza, e essa può entrare in contatto con sé stessa ed i suoi sentimenti.
Ogni volta che la persona presta attenzione ai propri pensieri disadattivi, ai propri comportamenti, ai propri modelli relazionali, in quel momento, diventa anche più consapevole di come pensa, di cosa sente e cosa fa. L’intero scopo della terapia è aiutare, momento per momento, la persona a vedere le difese che creano la sua sofferenza al fine di accedere ai propri sentimenti inconsci.
COME SI STRUTTURA LA PSICOTERAPIA INTENSIVA DINAMICA BREVE (ISTDP)?
L’ISTDP è una tecnica psicoterapeutica messa a punto dallo psichiatra Habib Davanloo arrivando a definire uno strumento estremamente efficace e di breve durata con varie tipologie di soggetti.
Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono questa tecnica?
Il mondo scientifico riconosce che questa tecnica rappresenta un importante sviluppo nella psicoterapia dall’epoca della scoperta dell’inconscio.
Si contraddistingue per:
- la brevità, la ricerca clinica ha dimostrato che questo approccio è efficace per un ampio spettro di sintomi e disturbi ed è in grado di portare in breve tempo importanti e duraturi cambiamenti nella vita di una persona.
- le persone non hanno bisogno di raccontare tutta la loro storia 360 gradi saranno pochi gli elementi essenziali e funzionali alla cura.
- è esperienziale, c’è sì uno scambio di parole, ma per capire quello che sta succedendo; questo approccio mette, già dalle prime ore di lavoro, il paziente a contatto con quell’emozioni e con quei sentimenti che sono stati evitati per ragioni di sopravvivenza da 20, 30 o 40 anni e che finalmente contattandoli si incomincia a stare meglio.
Il lavoro psicoterapico si articola attraverso diverse fasi, definite “sequenza dinamica centrale”
- Inchiesta: esplorazione delle difficoltà del paziente
- Pressure: pressione sulla esperienza emotiva
- Regolazione dell’ansia
- Challenge: identificazione e messa in discussione delle difese. Interventi sulla resistenza nel Transfert
- Breakthrough: crisi intra-psichica e accesso diretto alle emozioni conflittuali inconsce
- Indagine volta a raccogliere dati sulla storia infantile
- Visione diretta struttura nevrotica centrale multifocale
- Progetto terapeutico
Abitualmente l’ISTDP prevede una prima seduta lunga, di circa 3 ore, per permettere al terapeuta ed al paziente di fare una vera e propria “prova di relazione”, per instaurare la relazione terapeutica e valutare approfonditamente le problematiche del paziente. Le 4-5 sedute successive sono solitamente di un’ora e mezza, mentre poi è possibile procedere con sedute da 50-60 minuti settimanali o mantenere l’ora e mezza ogni 15 giorni.
L’applicazione di questa metodologia prevede la videoregistrazione delle sedute, in modo da permettere al terapeuta di rianalizzare momenti salienti o di soffermarsi ulteriormente sulle comunicazioni non-verbali del paziente.
COSA SUCCEDE NELLE SEDUTE DI PSICOTERAPIA INTENSIVA DINAMICA BREVE (ISTDP)?
“Dopo parliamo delle sue difficoltà, la loro origine e la loro storia. Quello che è importante adesso è sapere qual è il problema emotivo per il quale chiede il mio aiuto?”
Così, a volte, comincia un primo incontro nella terapia ISTDP, difatti, l’obiettivo centrale è scoprire quello che fa soffrire la persona.
A questo punto succede che la persona, che ha chiesto aiuto e ci ha dato il suo permesso per esplorare il suo problema emotivo, diventa spesso ansioso quindi inizia ad usare le difese.
Perché?
La maggior parte delle persone che cercano la terapia sono stati feriti nelle relazioni precedenti. Hanno imparato che la vicinanza e la condivisione arreca dolore. Quindi, anche se chiedono aiuto, le persone entrano in ansia perché temono che anche la relazione con il terapeuta sarà dolorosa. Così loro usano le difese per evitare di condividere i loro sentimenti, speranze e desideri.
Questo modello di sentimento-ansia-difesa viene chiamato il “Triangolo del conflitto”.
Ogni conflitto ha questa forma:
1) la persona ha una sensazione
2) diventa automaticamente ansioso nel corpo
3) un attimo dopo usa una difesa per non sentire quella sensazione
4) la sua difesa crea i suoi sintomi ed i suoi problemi.
Quando invece la persona riesce a condividere i suoi sentimenti, può co-creare una relazione per il cambiamento.
Quando la persona crea ansia e difesa, sta creando involontariamente una relazione del passato (la sta replicando).
Questa è la sofferenza che chiede di guarire.
Cosa fa un terapeuta che utilizza l’ISTDP?
Quando la persona esprime un sentimento, lo incoraggia ad esplorarlo più a fondo.
Quando la persona è troppo ansiosa, regola la sua ansia e poi esplora il suo sentimento.
Quando la persona usa una difesa, lo aiuta a riconoscerla e a vedere quanto gli costa continuare ad usarla.
PSICOSINTESI
COME PUÒ AIUTARTI LA PSICOSINTESI? CHE COSA CAUSA LA SOFFERENZA SECONDO LA PSICOSINTESI?
La Psicosintesi è una pratica per conoscere se stessi. Tutti gli esseri umani cercano la felicità incondizionata e, pertanto non piace soffrire, ma proprio tutto questo genera sofferenza. Si rifiuta il dolore senza rendercene conto. Per opporsi a tutto ciò, Quello che accade è che la maggior parte delle persone, di fronte alla sofferenza, adotta una gamma di reazioni inconsce, quindi automatiche, che poi nel tempo tendono a creare in modi di essere (strutture interne). Queste strutture interne tendono con il tempo a irrigidirsi e a ripetersi regolarmente in schemi automatici.
Reazioni alla sofferenza, Vediamo quali sono le più comuni:
- si evita a tutti i costi: la si respinge, la si ignora facendola diventare un tabù,
- si vanta del proprio dolore in modo più o meno velato: diventa un malcelato compiacimento nella propria sofferenza quasi a voler nutrire il proprio ego,
- si ribella alla sofferenza: diventa un rifiuto del dolore, opponendosi a questa realtà. Questo non fa che accrescere il dolore stesso. “Perché proprio a me?!”,
- si rassegna al dolore: si è convinti che il mondo sia crudele, che la vita è brutta e che bisogna rassegnarsi a vivere così, ma con il tempo non si è più in grado di apprezzare la vita,
- si nega la realtà della sofferenza: anche se accadono situazioni drammatiche intorno, si fa finta di nulla, come se andasse sempre tutto bene. Questo atteggiamento non è autentico, anzi richiede un utilizzo di energie psichiche molto elevato. Si mostra soltanto una corazza, la maschera del “Va tutto bene!”
- si anestetizza alla sofferenza: non si vogliono più sentire le emozioni, non si vuole più sentire nulla e si muore psicologicamente.
OPPORSI ALLA SOFFERENZA CREA SOFFERENZA.
Ciò che crea maggiore sofferenza non è la sofferenza di per sé. Quello che crea vera sofferenza è l’opporsi alla sofferenza. Non ci si può opporre a qualcosa che esiste. Questa cosa è di una semplicità estrema ma cambia la vita di ognuno di noi se la rendiamo realmente una condizione, uno stato d’essere. Nella Psicosintesi si cerca di utilizzare il dolore, la sofferenza, per trasformarli in situazioni creative in cui possiamo comprendere meglio noi stessi ed evocare nuove risorse, che sono già dentro di noi in potenziale. In certe occasioni la sofferenza può essere quindi trasformata in un apprendimento in cui vengono evocate risorse mai utilizzate prima perché silenti, inespresse. Perché se non è possibile eliminare il dolore lo si può per lo meno affrontare con intelligenza, sviluppando la capacità di cambiare il modo di vedere una situazione e di conseguenza, allargando la propria coscienza/consapevolezza. Epiteto lo spiega molto chiaramente attraverso questo aforisma:
“Noi non siamo turbati dalle cose, ma dall’opinione che abbiamo delle cose”.
Dove siamo?
Lo studio di Psicologi Castelli romani è situato in Via Domenichino n°2, Grottaferrata, (Roma) una posizione facilmente raggiungibile, soprattutto per chi viene da Frascati, Albano Laziale, Rocca Priora, Rocca di Papa, Ariccia, Marino, Colonna, Monte Porzio Catone, Velletri, Castel Gandolfo, Lanuvio, Nemi, Monte Compatri, Nemi, Ariccia, Genzano, Lariano e Vermicino, Ciampino, Morena, Pavona, Lanuvio, Frattocchie, Santa Maria delle Mole, San Cesareo, Monte Compatri, Zagarolo, Pantanelle, Anagnina, Fontana Candida, Colonna, Molara.Vieni a trovarci!